Dal “Diario di Bordo” di Gis. Nairobi: città e periferie… e shopping!

31 luglio ’05 – Nairobi (Kenya) – h. 22.00

Ovviamente a quest’ora sono già tutti a letto. Ormai è dimostrato:
qui tutti vanno a dormire, come si suol dire, con le galline e si
svegliano coi galli. I cagnacci delle suorine si aggirano per il
cortile, proprio due piani sotto la mia finestra. Prima mi sono
affacciata per vederli. Sono proprio dei brutti musi! Snort! Mi sono
messa le calze pesanti. Non vorrei mai alzarmi domani con Neve e Gliz
al posto dei piedi…

Ora sto pensando al tipico "vacanziero italiano medio", colui che non
potrebbe mai concepire una estate in cui non si esce la sera… A parte
che, attualmente, qui è inverno. Ma, in ogni caso, a nessuna persona
sana di mente verrebbe mai l’idea di uscire a Nairobi dopo il tramonto
del sole. Specie se la suddetta persona è bianca, con un cellulare con
lo schermo variopinto e la suoneria tridimensionale, una fotocamera da
paura, una cinepresa fresca fresca di negozio e un bel portafoglione
pieno di "euri". Sarebbe come passeggiare per il Bronx senza giubbotto
antiproiettile!

Al contrario, durante la giornata, un europeo totalmente ignaro delle
usanze africane può uscire abbastanza tranquillamente. In realtà è
meglio avere sempre una guida, onde evitare di perdersi e finire in
qualche zona "losca"… il che sarebbe esattamente come vagare senza
meta in piena notte!

Questa mattina abbiamo fatto un lungo giro in matatu
per le periferie della città. Le periferie. Che non sono esattamente
delle periferie come le intendiamo noi. Anzi, le nostre, in confronto,
sono i giardini dell’Eden! Chiamasi "periferia di Nairobi" un
agglomerato di "baraccopoli" che si estende a perdita d’occhio per
chilometri e chilometri. A un certo punto, un piccolo cartello mezzo
cancellato avvisa lo sventurato visitatore che si è giunti nel paese
adiacente. E tutto ricomincia da capo.

Finchè si rimane sulla strada principale e si osserva un po’ più da
lontano, la scena assomiglia più che altro a un film americano con
olocausto nucleare annesso. Se ci si addentra nei vicoli e nelle
stradine, si ha un brusco ritorno alla realtà. Una bella "culata" sulla
terra dura e scivolosa di cui sono ricoperte le strade. Gli unici
edifici esistenti sono le innumerevoli baracche fatte di fango o di
lamiera. All’interno sono talmente buie che non si riesce a scorgere
nulla.

Migliaia di persone viaggiano a piedi per chilometri, caricandosi sulla
schiena montagne di legna, frutta e altre più improbabili merci
(specialmente le donne, magari con un figlio per ogni mano, altri due
al seguito e uno in pancia). Altri stanno seduti sulla soglia delle
case, con gli occhi spersi nel vuoto, aspettando che succeda qualcosa.

Una cosa veramente insolita sono i negozi. Si riconoscono facilmente
perchè sono pitturati esternamente (spesso i bar sono rossi o gialli,
le parrucchiere e le profumerie rosa, i meccanici bianchi o
azzurri…), e, sul lato anteriore, hanno una piccola finestra protetta
da una grata di metallo, da cui si affaccia il negoziante. All’interno
si può intravedere una enorme quantità di merci, appese al soffitto,
attaccate alle pareti e sparse per terra. Come facciano a trovare
quello che i clienti (pochi…) chiedono, non lo so proprio!

Alla gente del posto, a quanto sembra, piace moltissimo copiare il look
occidentale. La musica che ascoltano qui è un misto tra l’hip-hop e i
ritmi tribali, e alcuni ragazzi si aggirano con lo stereo sulla spalla
e il volume al massimo, tenendo il tempo con la testa. Le insegne dei
negozi sono colorate con tinte fosforescenti e caratteri dall’aria
vagamente vintage – tipo i
fustini del detersivo, tanto per intenderci… I vestiti più utilizzati
sono simili a quelli occidentali, tranne per il fatto che i colori sono
molto più sgargianti. Al contrario, gli abiti tradizionali sono usati
soltanto dagli anziani.

Ogni tanto, lungo le vie principali, la pula mette dei posti di blocco.
Un posto di blocco, in Kenya, consiste sostanzialmente in due sbarre di
ferro piene di "aculei" poste di traverso in mezzo alla strada. A
custodire le suddette sbarre ci sono tre o quattro militari armti fino
ai denti e con le mitragliatrici cariche. Se una vettura non si ferma,
non solo gli si riducono le ruote a un colabrodo a causa di tutta la
ferraglia che spunta dal terreno; anche i passeggeri rischiano di
diventare simili a un pezzo di groviera, a causa delle simpatiche armi
dei poliziotti!

Nel pomeriggio, invece, abbiamo fatto un giro (a piedi, questa volta!)
per il centro di Nairobi. Qui, seppur con tutte le limitazioni del
caso, ci si sente già molto più "a casa". Ci sono dei palazzi
"normali", dei negozi "normali" e delle piazze "normali". Solo le
strade, in ogni caso, non sono normali. Come dire… meglio fare
attenzione, se si vuole attraversare in un punto dove passano le
macchine!

A una prima occhiata, la differenza principale tra il centro di Nairobi
e quello di una qualsiasi città occidentale, è soprattutto una
questione di "manutenzione & disinfestazione": infatti, in molti
luoghi, il fango regna sovrano. E gli addetti alla nettezza urbana
hanno la pessima abitudine di bruciare alcuni tipi di rifiuti
direttamente sotto gli occhi e i nasi dei passanti (che peraltro, nella
maggior parte dei casi, non fanno una piega).

Infine, una rigenerante incursione di shopping
in un centro commerciale di un quartiere "indiano". Gli indiani, qui,
sono numerosissimi, e costituiscono una percentuale non indifferente
della popolazione più benestante. All’ingresso del centro commerciale,
un enorme bar da cui esce un insopportabile odore di pollo fritto e curry
accoglie l’ignaro visitatore. Poi si entra nell’ipermercato, e
finalmente ci si sente in Italia. Ci sono i cellulari Motorola e la
pasta Barilla. A caro prezzo, ma ci sono!

Il mio prezioso acquisto di oggi è stato un numero dell’edizione Kenyana di Cosmopolitan.
L’ho pagato il doppio rispetto all’Italia (qui costa tutto pochissimo,
meno l’acqua e la carta!), ma sono una lettrice accanita di quella
rivista e non posso farne a meno… è più forte di me!!! E poi, a parte
tutto, sfogliando velocemente le prime pagine mi sono saltate
all’occhio alcune curiose particolarità sugli argomenti trattati, sui
prodotti presentati e sulle foto scelte… particolarità che mi riservo
di esaminare con calma nei prossimi giorni!

To be continued…

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21 risposte a Dal “Diario di Bordo” di Gis. Nairobi: città e periferie… e shopping!

  1. Slap ha detto:

    Si xò nn sottovaluto l\’inizio della scuola…

  2. zibмιѕiα ha detto:

    Fantastica Gis, sei tra i blog da me più cliccati! ^__^

  3. Muffin ha detto:

    ciauuuu a me tutto bene….. e a quanto leggo pure a te :Dle vacanze???? e diffifcile tornare ai vecchi doveri ( e diritti) ma k ci vuoi fare e cosi!!!un bacio glande glandeeeeeMuffina

  4. Unknown ha detto:

    giro molto su internet..metto dei nomi a caso e capito in siti diversi e a volte ho fortuna…

  5. giusi ha detto:

    ma wow!!! che blog simpaticco ed interessante!!!ho letto che sei una giornalista…quasi…io vorrei diventare una free lance!!!passa a trovarmi e ti vajusy

  6. AямoиΐA ha detto:

    Bellissimo il racconto del tuo viaggio.Staro\’ attenta agli specchi… seguiro\’ il tuo consiglio. Non sono superstiziosa, ma non si puo\’ mai sapere! ^_^Notte

  7. Mass ha detto:

    Giornalista quasi??? …. direi giornalista cronista! Non ho potuto far a meno di leggere tutto fino alla fine! Una capacità di sintesi strepitosa complimenti! …. Quindi se capito da quelle zone, dovrò stare molto attento al telefonino ……. conservo sempre un vecchio motorola v3690 (con luce totalmente non funzionante) …. porterò quello e starò sicuro. …… Approposito …. ma che è sto PILATES????? :DSalutissimi!

  8. Unknown ha detto:

    wow wow wow!! che brava!!! mi piace moltissimo ciò che scrivi è interessente e ironico!!! grazie per i compli del mio blog e della tua visitina… ripassa qualche volta, ci tengo!!!! ( abitiamo tutte e due atorino!!! wow wow wow!!!!!)

  9. stefania ha detto:

    già ieri avevo letto tutto… e poi ero così entusuiasta del tuo viaggio che ho dimenticato di esprimere il mio parere… ho dimenticato di lasciarti due righe per farti i miei complimenti, hai fatto davvero una cosa bellissima.

  10. AямoиΐA ha detto:

    Ti linko, se ti fa piacere… te l\’ho gia\’ detto, ma il tuo spazio mi piace davvero molto e verro\’ a trovarti spesso… ^_^

  11. Diana ha detto:

    bello bello bello… mi sento come una bimba a cui raccontano una favola nuova.. continuaaaaaa:D

  12. Stefano ha detto:

    Eh eh…beh, il nostro prof in questione è un uomo, e in classe siamo solo 4 masculi, in netto svantaggio! Però non si sa mai, l\’atteggiamento "teneri e coccolosi" può funzionare un po\’ con tutti…Comunque sono bellissimi i tuoi racconti sull\’Africa! Sempre molto sereni! Bye! 🙂

  13. seenphony ha detto:

    oh dolcissima gisgis…cosa potrebbe scrivere una ragazzina come me?non scrivo particolarmente bene.ho uno stile,ma non va da nessuna parte.e il mio libro nel cassetto…oh si…è una maledetta storia d\’amore tra un suonatore di strada dandy e una barbona tossica ermafrodita.che finisce con un suicidio.vale a dire una cazzata.ti saluto comunque.un abbraccio.c.

  14. M.G.F.gabrybabelle ha detto:

    ciao gis,meno male che ogni tanto scrivi..to be continued…….altrimenti!!:)ormai siete tanti ,scrittori piu\’ o meno prefessionali e professionisti e leggere tutto diventa lunghissimo,ma a te non te mollo (bella ladescrizzione delle strade e stradine sembra l\’inizio di un\’avventura alla miss Marlple)ma ti consiglio di dare un\’occhiatina nell\’ultimo blog quello dove oggi hai lasciato il commento,il racconto non è mio ma di un nuovo amico incontrato qui\’ sul web.(x sua autorizazzione)..antonio,troppooooo forte,in qualue caso lui è menzionato e c\’è il collegamento al suo spaces,ti saluto e spero che anche tiu a tua volta ogni tanto gli darai un\’occhiatina,abbracci gabry/babelle

  15. Davide ha detto:

    entro nel tuo blog per caso e trovo delle piacevoli, divertenti, sottili provocazioni e il racconto di un viaggio come a me piacerebbe mi raccontassero!il tuo blog entra sicuramente tra i miei preferiti!ciaociaoDavide

  16. Unknown ha detto:

    Guarda i prof sono tra gli essere più perversi del creato…ci sono quelle che pensano la letteratura sia finita con Manzoni…Poi ci sono le sadiche, tipo la mia prof di mate, che una volta prende in prestito una bic da una mia compagna, poi sta lì seduta, fissa la penna…e la spezza in due!! Sguardi stupiti e terrorizzati tra di noi, al che lei alza gli occhi, si gira verso la mia compagna e dice con aria soddisfatta e compiaciuta: <Era tua questa penna?….L\’HO ROTTA!!>

  17. Unknown ha detto:

    Anche qui le riviste straniere costano un botto…come tutte le altre cose!!!

  18. Davide ha detto:

    ciao! grazie per essere passata, spero ci ritornerai ancora, io prometto di passare di qua, a leggere altre divertenti storielle…in effetti sono un collega a tempo perso di bacco (lavoro in estate in una cantina in franciacorta quando gli esami sono terminati, giusto per mantenermi gli studi) ma per ora è meglio se penso alla tesi, dato che ormai la laurea è prossima…beh ti saluto, buon lavoro (già iniziato l\’università?)

  19. Unknown ha detto:

    eeee fai bene a tenere la musica sempre dentro, fa così bene, ti fa sentire quello che vuoi e non ti ferma!!!! baci baci

  20. Unknown ha detto:

    i matatu di Nairobi…ke spettacolo!!!

  21. annalisa ha detto:

    proprio bello il tuo blog;) Scrivi davvero beneeeeeeee;) ciauzzzzzzz

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